Schopenhauer
Il pensiero di Schopenhauer offre due prospettive del mondo: quella della scienza, secondo cui esso è una "mia rappresentazione", e quello della filosofia, in base al quale è "volontà".
Da questa riflessione deriva un'immagine pessimistica della vita umana, che può essere lievemente attenuata dalle vie di liberazione offerte dal filosofo.
Arthur Schopenhauer nasce nel 1788 da una ricca famiglia borghese, e le condizioni agiate della sua famiglia gli consentono di viaggiare spesso e di conoscere paesi e ambienti stimolanti sul piano umano e culturale.
Nonostante queste esperienze il filosofo tende a chiudersi in se stesso e a nutrire una visione dolente e pessimistica della vita, collegata a un severo disprezzo per la stupidità del mondo e la miseria degli uomini.
I temi dominanti delle sue riflessioni giovanili infatti sono morte, mistero dell'eternità e smarrimento di fronte alla grande potenza della natura.
Fin da piccolo nutre un profondo disprezzo per gli ambienti borghesi e cerca di separarsene, ma è alla morte del padre che Schopenhauer, con l'aiuto della madre (scrittrice di romanzi), volta le spalle all'ambiente mercantile per dedicarsi alla filosofia e all'arte greca.
LA DUPLICE PROSPETTIVA DELLA REALTA'
Il pensiero di Schopenhauer è contenuto prevalentemente nell'opera "Il mondo come volontà e rappresentazione" (1818), con la quale l'autore avrebbe voluto diffondere la verità sul mondo della filosofia tedesca, ma che non ebbe alcun successo alla pubblicazione.
In quest'opera il filosofo vuole rispondere alla domanda "che cos'é il mondo?" ponendo una duplice prospettiva:
- quella della scienza
- quella della filosofia
Si tratta di due visioni che conducono a soluzioni differenti.
Secondo la prima il mondo è una mia rappresentazione, secondo l'altra (più vera e profonda secondo l'autore) il mondo è volontà di vivere, un impeto cieco e tenace che coinvolge tutti gli esseri e li condanna alla sofferenza.


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