Feuerbach
Il pensiero di Feuerbach elabora una forma di filosofia detta "umanismo", in quanto incentrata sull'uomo inteso come essere naturale e sensibile.
I PASSAGGI FONDAMENTALI DELLA SUA VITA
Ludwig Feuerbach nasce nel 1804 da una famiglia bavarese agiata e colta.
Studia prima teologia a Heidelberg e poi filosofia a Berlino (dove segue le lezioni di Hegel).
Si laurea in filosofia a Erlagen nel 1828 e rimane ad insegnare nella città stessa, conducendo una vita apparentemente monotona e incolore.
La pubblicazione della sua opera Pensieri sulla morte e l'immortalità nel 1830 provoca numerosi tumulti e critiche, e il filosofo attira nella sua direzione accuse di "spirito libero, ateo" e perfino "anticristo in persona".
Nonostante le critiche non si perde d'animo, abbandona l'insegnamento e intensifica lo studio individuale.
Nel 1841 esce l'Essenza del cristianesimo, opera che lo fa conoscere e lo rende famoso a tutto il mondo scientifico: non si parla d'altro che di lui.
Soprattutto i giovani sono entusiasti delle sue tesi coraggiose e anticonformiste in materia religiosa.
Più avanti nel 1848, nel pieno del moto rivoluzionario in Europa, gli studenti di Heidelberg lo spingono a prendere parte alla vita politica ma lui si rifiuta, non intenzionato ad abbandonare la sua esistenza ritirata.
Trascorre gli ultimi anni della sua vita paralizzato a causa di un ictus e oppresso da difficoltà economiche. Muore vicino a Norimberga nel 1872.
LA SUA ATTENZIONE PER L'UOMO COME ESSERE SENSIBILE E NATURALE
Nonostante da giovane Feuerbach avesse seguito e ammirato Hegel e le sue teorie, si rende conto che la prospettiva del filosofo trascura il tema che a lui sta più a cuore: l'uomo concreto che ha la sua essenza nella corporeità e nella materia, e non il soggetto "spirituale" partorito dal Romanticismo.
Feuerbach sostiene che bisogna fare dell'uomo la questione centrale, ovvero che bisogna riportare la filosofia a interrogarsi sull'essere umano nella sua dimensione sensibile, che ne costituisce l'essenza.
"Il reale nella sua realtà o in quanto reale è il reale come oggetto del senso: è il sensibile.
Verità, realtà, sensibilità sono identici. Solo un ente sensibile è un ente vero, reale."
Da qui il progetto di tirare fuori l'uomo dal pantano dell'idealismo in cui era sommerso con un faticoso lavoro di ripulitura, gettando le basi della filosofia dell'uomo.
Per questo la riflessione del filosofo si concentra sull'umanità, vista come insieme di esseri naturali, concreti, facenti parte di una comunità sociale e con specifici bisogni materiali.
Questo punto di vista porta ad una maggiore attenzione alle condizioni di vita delle persone, che devono di certo essere prese in considerazione per qualsiasi progetto di miglioramento della società.
Egli è convinto che per elevare il livello spirituale di un popolo, bisogna migliorarne la situazione materiale (sanitaria, medica, alimentare, ecc..) che ne rappresenta la base.
Qui si nota in modo chiaro l'opposizione alle astrazioni operate dall'idealismo (che pensava la realtà come fondata sulle idee) e la necessità di rivalutare gli aspetti concreti dell'esistenza.
In ciò consiste il cosiddetto MATERIALISMO NATURALISTICO di Feuerbach, secondo cui alla base di ogni cosa si deve porre appunto la natura, la realtà ontologica primaria.
Nell'attenzione per la qualità di vita dell'uomo la teoria del filosofo rivela un aspetto filantropico (di amore e disposizione per le condizioni dell'uomo), che va di pari passo con l'impoverimento e la miseria causati, proprio nel corso dell'800, dal nascente industrialismo e dalle dure condizioni a cui erano sottoposti i cittadini.
LA RELIGIONE
Uno dei problemi principali che si pone Feuerbach è la liberazione dell'uomo dai molti vincoli che lo legano, proprio a partire dal vincolo religioso, che lo rende dipendente da una potenza superiore ritenuta divina.
Fin da giovane si dedica alla religione e si chiede quale sia la sua essenza, in particolare riferendosi al cristianesimo. A tale argomento è dedicata la sua opera maggiore L'Essenza del Cristianesimo, che segna il passaggio da una concezione teologica (che era propria anche di Hegel) a una antropologica, detta anche UMANISMO per la centralità attribuita all'uomo naturale e sensibile.
Nella sua opera Feuerbach sostiene che NON esiste alcun essere divino dotato di esistenza autonoma, ma che l'idea di Dio deriva dal fatto che l'uomo proietta fuori di sé le sue qualità più elevate e le oggettiva in un essere dotato di ogni perfezione, a cui si sottomette.
In tale ottica non è più Dio a creare l'uomo a propria immagine e somiglianza, ma è l'uomo a "creare Dio", producendo un'idea di divinità nell'immaginazione e nella rappresentazione.
Ciò ci appare chiaro se si considerano le caratteristiche attribuite a Dio dalla tradizione, (ragione, volontà e amore), perché esse non sono altro che proprietà umane esternate in un oggetto di fantasia.
In Dio queste caratteristiche sono elevate alla perfezione, ma essa diventa l'aspirazione stessa dell'uomo che prende il divino come esempio.
Dio è la realizzazione ideale dei bisogni dell'umanità e, nello stesso tempo, la personificazione delle sue doti migliori.
Ma perché l'uomo tenderebbe a "creare" Dio?
Secondo Feuerbach bisogna rifarsi a cause di natura psicologica: l'uomo viene guidato in questo senso da un forse sentimento di dipendenza che avverte nel proprio animo.
L'uomo venera come Dio ciò da cui si sente dipendente e a lui attribuisce il meglio di se stesso.
In realtà ciò da cui dipende veramente è la natura, sia quella esterna (insieme degli agenti atmosferici, delle creature, di fenomeni fisici, di vegetali, ecc..) che quella interna (desideri, passioni, impulsi, istinti, ecc)
da L'essenza della religione:
"Il sentimento di dipendenza dell'uomo è il fondamento della religione; l'oggetto di questo sentimento di dipendenza, ciò da cui l'uomo dipende, e si sente dipendente, non è però altro, originariamente, che la natura... L'uomo determinato, questo popolo, questa stirpe non dipende dalla natura in generale; non dalla terra in genere, ma da questo suolo e da questo paese, non dall'acqua in genere, ma da questa acqua, da questo fiume, da questa fonte."

Commenti
Posta un commento